sabato 29 settembre 2012

Massimo e Agricola

Ieri, dopo essere andata e tornata da Chieti e dopo aver fatto una noiosissima lezione di scuola guida ho approfittato della mia voglia di rilassarmi per guardare Il Gladiatore, un film che non avevo mai guardato integralmente.



Al di là della storia e dei premi Oscar che questo film ha vinto, posso dire che l'ho trovato una versione moderna rivisitata dell'Agricola di Tacito. Con l'Agricola Tacito ha l'occasione di esaltare le opere e il carattere del suocero, Giulio Agricola, durante la sua campagna militare in Gran Bretagna. Ma le analogie con l'opera sono ben altre.
Quella che subito mi è saltata agli occhi è che come succede nel film, anche sotto un pessimo imperatore si possono mettere in atto le virtù: Agricola si dimostrò un abile conquistatore, un giusto, un simbolo del mos maiurum romano, un uomo che fa del suo meglio per la grandeur di Roma, e il bene comune, nonostante al governo ci fosse Domiziano, uno dei peggiori imperatori di Roma; così fa anche Massimo, il generale-gladiatore che pur ricevendo la massima umiliazione di passare dal vertice alla base della scala sociale romana , a causa di Comodo, si preoccupa comunque (per vendetta?) di continuare la sua lotta per Roma: libera i suoi uomini dalla condizione di schiavitù e ripristina la Repubblica a Roma.
Un'altra analogia è che sia Agricola che Massimo sono entrambi due provinciali: come ci dice Tacito, il meglio degli uomini dell'impero si trova non nell'Urbe, ma fuori, nelle province. Roma è ormai una città infestata dalla corruzione dei senatori, che complottano e cospirano. Il Senato è ridotto ad un simbolo.


E' significativo vedere quanto noi gente di oggi preferiamo -giustamente- un film ad un'opera letteraria, anche se i concetti espressi sono gli stessi.
Buon sabato a tutti voi!

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