sabato 20 settembre 2014

About the historicity of the models.

If you study Italian literature you are always inspired by the theories of the biggest thinkers of the world. Since I am studying at university I am living above the veil of Maya, in a suspended and atemporal kinda reality which separates me from the every day life and makes me look at the society with a magnifying glass, trying to explain what surrounds me.

Tonight I am thinking of Winckelmann, theoretician of the Neoclassicism. Before I explain why a 20 year old girl is doing that on a Saturday night I need to clear up what Classicism and Neoclassicism are.
Basically with Classicism (XV-XVI centuries) men discover classical antiquity (greek and roman societies), they are charmed by them and decide to copy them in everything. Like if in 2014 I record a movie identical to one published in 1960.
On the other hand Neoclassicism (XIX century) is one step ahead: classical antiquity is not slavishly and indifferently copied, like in Classicism, but known how friends are known and so emulated - rather than copied. In other words is like if a director makes a remake of a movie published in 1960: the remake will be more modern because it will have special effects, the actors that we know, a better quality and so on.

What Winckelmann discovered is basically the historicity of the models, opposed to their previous idealistic imitation: I can't take Homer's Penelope and put her in a Joyce's book, but I can start from Homer's Penelope to create Molly, main character Joyce's Odissey.

If you are still reading and haven't deduct that I am a crazy psycho let's get back to 2014: we are surrounded by models (just today they broke our balls with Sophia Loren's birthday) and we have lots of models in our minds: the perfect home, the perfect partner, the perfect car, the perfect body etc.
Anyway we know hat those models exist only in hyperuranian in which they are born because reality is far from being perfect: Sophia Loren is covered by makeup, we are fat, we can't really afford a Ferrari and so on.

The antidote is to get free from the metaphysics abstractness of the ideal and think of the reality that surrounds us, that gives us birth and defines us. Only if we get rid of the ideal necessity of the models we will appreciate the imperfection of the present.

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Quando si è iscritti a una facoltà come quella di Lettere si è perennemente ispirati dalle teorie dei più grandi pensatori che si sono succeduti lungo il corso del tempo. Da quando sono iscritta all'università vivo sopra il velo di Maya, in una specie di realtà sospesa e atemporale che mi separa dalla quotidianeità e che mi fa guardare la società con una specie di lente di ingrandimento, cercando di dare una spiegazione a quello che mi succede intorno.

Stasera sto pensando a Winckelmann, il teorizzatore  del neoclassicismo. Prima di spiegarvi perché una ragazza di venti anni si riduca a fare questi pensieri di sabato sera vi spiego brevemente la diferenza tra classicismo e neoclassicismo.
Essenzialmente con il classicismo (secoli XV-XVI) l'uomo scopre la classicità (la società greca e quella romana), dimenticata a lungo durante il Medioevo, ne rimane affascinato e decide di assumere gli antichi a modello, di copiarli in tutto e per tutto. Come se nel 2014 registrassi un film tale e quale a uno già registrato nel 1960. 
Il neoclassicismo invece (secolo XIX) fa un passo avanti rispetto al classicismo: la classicità non viene imitata pedissequamente e indifferentemente come veniva fatto dai classicisti, ma conosciuta come si conosce un amico e quindi emulata - piuttosto che imitata. In altre parole è come se un regista facesse un remake di un film che è uscito nel 1960: il remake si ispirerà all'originale ma sarà più moderno perché avrà gli effetti speciali, gli attori che conosciamo noi, le immagini migliori e tante altre cose.

Quello che Winckelmann ha scoperto è quindi la storicità dei modelli, opposta alla loro precedente imitazione idealistica: non posso prendere Penelope di Omero e metterla all'interno di un'opera di Joyce, come avrebbe fatto un classicista, ma posso prendere spunto dalla Penelope di Omero per creare Molly, protagonista dell'Ulisse di Joyce.

Se ancora state leggendo e non avete dedotto che sono una pazza scatenata torniamo insieme al 2014: siamo circondati da modelli (in tv oggi ci hanno rotto le palle con il compleanno di Sophia Loren) e abbiamo nella nostra mente un modello per qualsiasi cosa: la casa perfetta, il partner perfetto, la macchina perfetta, il fisico perfetto ecc. 
Tuttavia questi modelli se ci pensiamo bene esistono solo nell'iperuranio in cui sono concepiti perché sappiamo che la realtà è ben diversa: Sophia Loren è tanto bella quanto imbottita di make up, siamo in sovrappeso, non possiamo permetterci una Ferrari e così via.

L'antidoto è quindi liberarsi dall'astrattezza metafisica dell'ideale e pensare alla realtà che ci circonda, quella che ci "partorisce" e ci determina. Solo liberandoci dalla necessarietà ideale che caratterizza i modelli apprezzeremo fino in fondo l'imperfezione del presente.

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